Venerdì 20 Ottobre 2017 ore 21:00



AMICI DEL LOGGIONE DEL TEATRO ALLA SCALA Via Silvio Pellico, 6
in collaborazione con il Gruppo Giovani

 

 

Il repertorio per flauto e chitarra nell’Ottocento, largamente influenzata dallo stile del Bel Canto, comprende brani di indubbio fascino e di piacevole ascolto. In tal senso si ascolteranno, a conclusione del concerto, una cavatina dal “Tancredi” e due arie dalla “Gazza ladra” di Gioachino Rossini nella trascrizione di importanti e acclamati musicisti del tempo, il chitarrista Ferdinando Carulli e il flautista Jean-Louis Tulou, che riescono, con rara maestria, a riproporre per questo duo le inflessioni e le virtuosità richieste nell’originale alla voce con l’accompagnamento dell’orchestra.

Dopo varie ricerche, realizzate anche in base ai luoghi di pubblicazione dei vari numeri d’opera, due studiosi, Massimo Agostinelli e Danilo Prefumo, sono finalmente riusciti a tracciare un profilo biografico abbastanza dettagliato di Luigi Moretti. Fratello di Federico, anch’egli chitarrista, il nostro nacque a Napoli nonostante la famiglia avesse radici toscane. Certamente presente a Milano e a Firenze nei primi anni della sua attività, fu Onorario Accademico Filarmonico di Bologna dal 1821 e divenne Conte e Cavaliere oltre ad acquisire diversi altri titoli. Pare abbia soggiornato anche in Francia per un decennio per poi rientrare in Italia, a Milano. Nella sua produzione spiccano alcuni lavori cameristici in cui, in modo inedito, la chitarra dialoga, oltre che con il flauto o il violino, per esempio, con il corno. Il Duetto op. 17 è un esempio emblematico dello stile del nostro autore che sapientemente equilibra pathos e guizzi improvvisi e virtuosistici, realizzando un intenso e giocoso fluire di idee musicali.

Sempre fortemente legata all’atmosfera operistica è la musica di Mauro Giuliani di cui si propone la Serenata op. 127. Autore di grande spicco, raramente poco ispirato e quasi unanimemente considerato il migliore degli italiani, se non di tutti i chitarristi-compositori, del suo tempo, scrive in modo idiomatico per il suo strumento che non risulta quasi mai in secondo piano rispetto agli altri nei brani di musica da camera.

Tre brani originali di Ferdinando Carulli, chitarrista virtuoso, compositore e didatta di origini napoletane ma parigino d’adozione, aprono la seconda parte del programma con una brillante tavolozza coloristica in cui la chitarra non solo accompagna il melos sempre ispirato del flauto con un’interessante e mutevole serie di arpeggi e accordi ma si esprime anche in diversi spunti solistici. L’impasto timbrico tra i due strumenti è posto in risalto con eccellente perizia.

Marco Battaglia