Domenica 15 Ottobre 2017 ore 17:00



BASIGLIO (MILANO) POLO CULTURALE IL MULINO DI VIONE Via Cascina Vione, 2
in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Basiglio

 

In maniera inedita e originale ben tre diverse formazioni di quartetti si alternano nel programma coinvolgendo, come in un mosaico, 5 diversi strumentisti.

Il primo quartetto è il celeberrimo KV 285 di Wolfgang Amadeus Mozart per flauto e trio d’archi, un’opera del 1777, in cui, come scrive  Hermann Abert, “… importante è il primo tempo, con la sua accurata condotta delle parti, l’appassionato sviluppo molto esteso ma tematicamente qualificato. Il tempo più originale è quello di mezzo, con una melodia del flauto accompagnata a guisa di romanza da un pizzicato…”. Anche Alfred Einstein si slancia in un giudizio di eccellenza fino a scrivere che “L’Adagio dolcemente melanconico è forse il più bel “solo” accompagnato che sia mai stato scritto per flauto”. Non possiamo che concordare!

Un secondo Quartetto, questa volta per chitarra e trio d’archi, è opera di Niccolò Paganini. Il musicista è oggi ricordato come il più grande violinista di tutti i tempi. Meno noto è il fatto che si sia dedicato per alcuni anni allo studio della chitarra componendo per essa brani solistici e in varie formazioni (duo, trio, quartetto) tanto che, ad esempio, nell’ambito della produzione cameristica i duetti violino-chitarra risultano il “corpus” più vasto in assoluto. La presenza di tale strumento è costante, dura per tutto l’ampio arco della carriera compositiva del Genovese, dalla Carmagnola con Variazioni, del 1795 c., fino alle Variazioni sul Barucabà (1835).

La musica per chitarra sola in particolare, i 43 Ghiribizzi, le 37 Sonate e varie altre composizioni tra cui circa trenta Sonatine, rivelano, tranne alcune eccezioni, un Paganini “domestico”, lontano dalla necessità di stupire il pubblico con quegli effetti strabilianti di virtuosismo trascendentale che furono gran parte della sua fortuna, del suo mito. Nei Quartetti con chitarra, in cui al violino è spesso affidata la parte principale, si possono notare tutte le migliori caratteristiche del compositore che eseguiva questi brani nei contesti dei salotti dell’epoca e di cui pubblicò in vita solo i primi 6 (su 16), le opere 4 e 5, nel 1820.

Franz Schubert è infine l’autore della trascrizione e rielaborazione di un Trio di Thomas Wenzeslaus Matiegka, chitarrista boemo di gran vaglia e compositore spesso ispirato. Originariamente fu scritto per flauto, viola e chitarra, e il compositore viennese affida al violoncello una parte integrativa di un certo rilievo. Non deve oggi stupire che un musicista abbia in sostanza plagiato un suo collega… era una pratica piuttosto corrente ai tempi. Certo è che risulta gratificante, per la memoria di un compositore pressoché sconosciuto ai più come Matiegka, che Schubert abbia fatto propria una sua creazione a cui aggiunse un apporto originale stendendo il movimento finale a partire da una canzone di Johann Friedrich Anton Fleischmann, apprezzato compositore tedesco che scrisse musica orchestrale, da camera e lieder. Anche in questo caso si tratta di un autore “minore”. Tra l’altro è l’unica composizione del tempo che si conosca per questo organico.

Marco Battaglia